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Bike to school

Che cos’è il Bike to School

Nel percorso di riscoperta della bicicletta come mezzo di trasporto sostenibile e sano, il Bike to School rappresenterà una pietra miliare, quando i bambini di oggi saranno diventati adulti. Il Bike to school, infatti, è un progetto che può essere sintetizzato come “andare a scuola tutti insieme in bicicletta” ed è destinato, ovviamente, ai bambini in età scolare.

Ovviamente nessuno dei piccoli ciclisti è lasciato a pedalare da solo fino a scuola: uno o più adulti volenterosi, anziani, genitori o professionisti dei pedali, accompagnano e vigilano il gruppo di mini Bartali. La traversata casa-scuola avviene seguendo uno o più percorsi stabiliti, in tutta sicurezza: oltre al caschetto d’ordinanza gli scolari vengono vestiti con un giubbotto catarifrangente ad alta luminosità.

Quali sono i vantaggi?

In Italia soltanto 16 bambini su 100 arrivano a scuola da soli: i restanti 84 sono accompagnati dai genitori, generalmente in macchina. A chi vive nei dintorni di un plesso scolastico, o vi si trova a passarci presso negli orari di inizio e fine delle lezioni, saranno familiari le scene di ingorghi e traffico generate dall’arrivo in massa di genitori in macchina. Queste situazioni sono sconosciute in Germania, dove il 76% di giovanissimi studenti arriva da solo in classe (in sella o a bordo di mezzi pubblici). La decongestione del traffico, però, non è la sola buona ragione per sperimentare il Bike to school, anzi, non è nemmeno la migliore.

L’educazione alla sostenibilità che l’esperienza impartisce ai giovanissimi cittadini è un vero punto di forza. Più di mille precetti impartiti anche con entusiasmo, ma meramente teorici, è l’esperienza diretta la migliore maestra: ogni giorno i bambini inseriti in un programma di bike to school sperimentano l’efficacia dell’agire green, la introiettano, e se la porteranno dietro quando saranno adulti chiamati a compiere delle scelte.

I genitori più lungimiranti apprezzeranno particolarmente il contributo che il raggiungere in autonomia la scuola, evitando i pericoli, dà alla crescita psicologica ed emotiva dei propri pargoli, come ripetono anche i pediatri. Al contrario i ragazzi che continuano a essere accompagnati sono meno reattivi, giocano meno, sono spesso in sovrappeso, hanno minore sicurezza e autostima.

Bike to school: funziona davvero o solo sulla carta?

Il così detto accompagnamento di massa non è una specialità tutta italiana ma è una caratteristica che attraversa tutto l’occidente e le aree metropolitane. Altrove in Europa è stata affrontata e risolta: certo sono servite piste ciclabili, professionalità nella comunicazione e moral suasion. Tutto ciò, ad esempio, ha permesso alla Gran Bretagna di innalzare da 10 a 32 il numero di bambini ogni 100 che si recano a scuola senza avere un genitore al loro fianco. Oltre la Manica partivano da un dato più scoraggiante di quello nostrano ma, nonostante questo, sono riusciti a triplicarlo in pochi anni: in Italia, tra cavilli (soprattutto in termini di responsabilità), burocrazia, e mancanza di infrastrutture la sfida non si preannuncia banale, ma è prioritario vincerla per il nostro futuro: per la qualità degli adulti di domani, e per dimostrare che, quando vogliamo, possiamo essere un paese moderno.

Il Bike to School in Italia

Il concetto alla base del BTS si diffonde in Italia con il Piedibus: senza bicicletta ma semplicemente a piedi, i bambini vengono guidati da adulti volontari, attraverso una rete di percorsi prestabiliti (come vere e proprie linee), dalle “fermate” fino alla scuola. Il progetto è interessante, e in molte città d’Italia è sopravvissuto alla prova del tempo: tuttavia risente del grosso limite di poter essere applicato soltanto su distante molto modeste, precludendo il servizio a un grosso bacino di utenza, anche nelle località dove il servizio è attivo. Inoltre dal punto di vista della crescita psicologica, l’impatto del Piedibus è minore, perché il bambino non ha la responsabilità del mezzo, ma solo di sé stesso. Il Bike to School rappresenta una vera espansione a 360° del Piedibus.

Capofila in Italia sono state, nel 2013, Roma e Milano, con un progetto nato veramente dal basso, fuori dalle istituzioni, grazie all’organizzazione dei genitori delle scuole di queste città. E’ grazie ai social network se, successivamente, l’iniziativa ha raggiunto nuove città (Napoli, Genova, Bologna, Caserta, Torino). Tra il 2013 e il 2015 più di 1500 bambini sono andati a scuola in bici, accompagnati da oltre duemila genitori e volontari.

L’esperienza di Roma si è conclusa (o comunque si è molto ridimensionata: il sitoweb dell’iniziativa è stato trasformato in un e-shop di scarpe!), ma nel resto d’Italia ha continuato a svilupparsi: la Massa Marmocchi di Milano (così sono conosciuti nella città meneghina i piccoli ciclisti) ha percorso in un anno 5300 km, coinvolgendo 150 bambini e 10 scuole.

A Venezia il Bike To School è arrivato con la mano delle istituzioni e i fondi dell’Europa: inserito all’interno del PON METRO 2014-2020, tra il marzo e l’aprile 2017 otto scuole della Serenissima hanno sperimentato il BTS: gli istituti Parolari, Virgilio, Battisti, Santa Barbara, Querini, Calamandrei, Bellini, Povoledo.